Grosseto, (sabato, 20 settembre 2025) — I corsi abilitanti per l’insegnamento, pensati per permettere agli aspiranti docenti di entrare nelle graduatorie e avviare una carriera stabile, si rivelano sempre più un percorso tortuoso e costoso. Tra rette elevate, esclusioni ingiustificate e titoli annullati all’ultimo momento, centinaia di aspiranti insegnanti si trovano a pagare il prezzo di inefficienze organizzative e regole poco chiare.
di Paola Capitanio
Secondo la Flc Cgil Grosseto, il problema principale riguarda sia i costi, che possono superare i 2.000 euro, sia le modalità di accesso ai corsi e la gestione delle università. Alcuni candidati, pur avendo completato l’intero percorso, si sono visti esclusi per mancanza di posti o per pochi crediti mancanti, senza alcun rimborso. «Persone che studiano mesi, frequentando corsi anche lontani da casa, si trovano improvvisamente private di tempo, soldi e opportunità lavorative», spiega Alessandra Vegni, segretaria Flc Cgil Grosseto.
In molti casi l’esame finale per l’abilitazione viene fissato dopo la scadenza dei termini per l’inserimento nelle graduatorie, creando ulteriori beffe per chi si stava preparando a entrare in ruolo. Le università, secondo il sindacato, spesso verificano i requisiti solo alla fine del percorso, rendendo vani mesi di studio e sacrifici economici.
La Flc Cgil denuncia inoltre l’iniquità dell’intero sistema, che rischia di selezionare più sulla capacità economica che sul merito. «Non può essere il singolo lavoratore a pagare per le inadempienze di atenei o ministero», sottolinea Vegni. Il sindacato chiede regole chiare e uniformi, controlli preventivi dei requisiti e tutele economiche per chi subisce esclusioni ingiuste. Secondo Vegni, solo una riforma immediata del Ministero potrà garantire percorsi trasparenti, accessibili e giusti, evitando che la formazione degli insegnanti diventi un business a perdere per chi ha già anni di precarietà alle spalle.
Last modified: Settembre 22, 2025

